Immagine: San Francesco d’Assisi, affresco, Santuario Francescano “Santa Maria Nascente” di Sabbioncello di Merate (LC)
Oggi 10 gennaio 2026, nella Basilica di S. Maria degli Angeli alla Porziuncola in Assisi, tutta la Famiglia francescana ha dato inizio alla celebrazione dell’VIII Centenario della morte di San Francesco.
Come un chicco di grano caduto nella terra, il corpo di Francesco d’Assisi è divenuto seme fecondo capace di germogliare e portare frutto nel tempo.
La sua esistenza, donata interamente all’amore, alla riconciliazione e alla fraternità, continua a parlare al cuore dell’umanità anche a ottocento anni dalla sua morte.
Oggi, la sua eredità si manifesta come presenza viva del regno di Dio in mezzo a noi: ogni gesto di apertura, ogni scelta di pace, ogni abbraccio di fraternità reca traccia di quel seme che non è rimasto solo, ma ha dato vita a una storia nuova.
Le reliquie di Francesco, custodite nella basilica a lui dedicata ad Assisi, sono segno tangibile di questo mistero. Pellegrini e pellegrine da ogni parte del mondo si raccolgono davanti alla sua tomba, trovando ispirazione, coraggio e speranza nell’esempio di una vita radicalmente donata. In quel luogo, terra e cielo paiono toccarsi; il messaggio di Francesco si fa invito concreto ad accogliere il Vangelo nella vita quotidiana, a costruire ponti di dialogo, a custodire il creato, a vivere relazioni segnate dalla pace e dall’amore.
Scoprire Francesco oggi significa lasciarsi coinvolgere da una storia che continua a fiorire silenziosa e feconda. La sua eredità ci accompagna e ci sprona a rendere visibile, attraverso le nostre scelte e azioni, il regno di Dio che cresce discreto ma potente in mezzo a noi. Così, come un seme che germoglia nella terra, la presenza di Francesco è luce e promessa per chiunque desideri camminare nella fraternità e nella speranza.
Nel 2026, ricordiamo l’ottocentesimo anniversario del Transito dalla terra alcielo di san Francesco. “Ricordiamo” e non “celebriamo”, perché la morte non si celebra, ma al limite si ricorda. Ricordare la morte di Francesco significa celebrarne la vita: ciò che egli è stato, ciò che è per noi e ciò che egli è in noi e in mezzo a noi.
Vale oggi anche per noi l’esortazione di Francesco morente:
“Io ho fatto la mia parte. Cristo vi insegni la vostra!”
