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L’immagine Più Antica Di San Francesco.
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di Antonio Tarallo – fonte: sanfrancescopatronoditalia.it

È a Subiaco, nel monastero benedettino, e ritrae il santo senza aureola e stimmate.

Le immagini ci parlano sempre. E la stessa parola, “immagine” ci fa andare con la mente – proprio – all’immaginazione. ”Immaginare” ha una potenza evocativa incredibile. Si immagina sempre “qualcosa” di bello, di caro, che dà speranza. E, allora, un’effige di Francesco d’Assisi cosa può offrire al cuore di chi la osserva? Quale emozioni può suscitare? Ci sono tante immagini, ritratti che vedono il santo di Assisi protagonista. Ma una, in particolare, ci fa “immaginare” – appunto – il santo Poverello giovanissimo, ritratto nel monastero benedettino di Subiaco. Affresco che forse più di ogni altra testimonianza ci riporta a quei lontani giorni in cui Francesco era ancora vivo. Infatti, la raffigurazione di cui stiamo parlando non lo presenta con l’aureola, né tantomeno con le famose stimmate ricevute nel 1224.

Si nota, invece, altro: osservando l’affresco conservato del Monastero Benedettino di Subiaco nella Cappella di San Gregorio, Francesco ha lo sguardo dolorante, visibili cicatrici sugli occhi, avendo avuto una dolorosa operazione. L’immagine è inserita in un riquadro rettangolare. La figura del santo di Assisi spicca su un fondo scuro. Francesco è a piedi nudi, vestito col saio, l’abito dei pellegrini e dei penitenti, stretto in vita da un cordone. Il viso incorniciato dal cappuccio. Il volto allungato, con barba, esprime dolcezza. E’ la dolcezza del mite Francesco che noi tutti conosciamo grazie alle sue biografie.

L’autore, un anonimo “Maestro di Frate Francesco”, o un fraticello sconosciuto che dimorava nel monastero ritrae il santo con un carta tra le mani. Vi sono scritte parole francescane: “Pax huic domui”. La sua fisionomia, pur semplice e dolce riesce, comunque, a esprimere una grande forza spirituale per chi la guarda. Nella descrizione dell’ istantanea dell’epoca si nota con stupore come detto riquadro sia circondato da una stretta striscia di croci rosse e nere alternanti su sfondo bianco, che sembrano fargli da cornice su tre lati, salvo quello inferiore.
Nella parte superiore, ai due lati della testa del Santo, c’è la scritta “Fr(ater) Fra(n)ciscu(s)”. Vicino al piede destro si intravede un monaco di piccole dimensioni con tonaca rosso cupo, che è il committente dell’opera. Questo dipinto di Francesco è certamente il più antico che si conosca.

Ma come è giunto San Francesco al sacro Speco benedettino? La domanda nasce spontanea, visto che l’autore del ritratto – da come si può ben comprendere dall’immagine stessa – sembra aver avuto modo di conoscere il santo di Assisi. Come, allora, nasce il viaggio di Francesco al Sacro Speco? Partiamo da un dato di fatto, importante: questo viaggio non è documentato dalla sua agiografia ma è assai probabile che il santo Poverello abbia voluto raggiungere i luoghi calcati dal padre del monachesimo occidentale, san Benedetto. Molto probabilmente il viaggio avviene al seguito del Cardinale Ugolino, futuro papa Gregorio IX.

Però una fonte storica, seppur “indiretta” di questo viaggio esiste. La fornisce lo storico tagliacozzano Giuseppe Gattinara – del secolo XIX – che ci parla dell’allora abate che ospitò il santo di Assisi. Lo storico Gattinara, infatti, riporta nell’elenco degli uomini illustri di Tagliacozzo tale “Giovanni VI abate di San Benedetto in Subiaco che ospitò San Francesco d’Assisi allorché fu colà a visitare il sacro Speco, e gli donò la Chiesa rurale di San Pietro nei deserti di Subiaco, ed è propriamente quella presso la quale sorge ora il Convento de’ Padri riformati”. Fu, dunque, questo abate ad accogliere San Francesco d’Assisi a Subiaco. L’immagine è lì, e noi – fedeli di oggi – possiamo “immaginare” Francesco, tra quelle mura, pregando assieme ai benedettini.

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