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Ordine Francescano Secolare Fraternità "Santa Maria Nascente" di Sabbiocello - il Signore ti dia pace
Intervento Di Tibor Kauser, Ministro Generale OFS, Alla Cerimonia Di Apertura Dell’VIII Centenario Della Morte Di San Francesco
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Foto: Tibor Kauser, Ministro Generale OFS
Fonte: Rito di apertura dell’VIII Centenario della Morte di San Francesco d’Assisi. Edito a cura del Comune di Assisi

Lavoro è un dono, lavorare è una grazia. “Il Signore [ci] ha concesso la grazia di lavorare” (RB Cap V: FF 88). Tutti coloro che l’hanno, “reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio della comunità umana” – dice la nostra Regola
(OFS Regola 16). Solo chi ha sofferto per la sua assenza può apprezzarlo veramente. Perciò dobbiamo fare tutto ciò che aiuta ogni uomo ad
avere un lavoro, perché “gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono unti di dignità” (Visita pastorale del Santo padre
Francesco a Genova, incontro con il mondo del lavoro, Discorso del Santo Padre Stabilimento Ilva, Sabato, 27 maggio 2017).

Questo non è un privilegio di pochi, ma il dovere di tutti: aiutare gli uomini e le donne ad avere un lavoro degno, ad essere capaci
di sostenere la vita delle loro famiglie. Perché “con il lavoro, l’uomo provvede abitualmente al sostentamento proprio e dei suoi
familiari, comunica con gli altri, rende un servizio agli uomini suoi fratelli e può praticare una vera carità e collaborare attivamente
al completamento della divina creazione” (GS 67).

Tutti noi che lavoriamo dobbiamo essere coscienti, che con il come noi lavoriamo, diamo l’esempio e non solo teniamo lontano l’ozio (cf. FF 119), ma siamo collaboratori di Dio nella creazione. Che grazia è lavorare insieme con Dio! Noi lavoriamo con le nostre mani, con le nostre menti, con i nostri cuori, mentre Dio sta lavorando su di noi. In questo modo “lavorando noi diventiamo più persona, la nostra umanità fiorisce, i giovani diventano adulti soltanto lavorando” (Dilexi te, 115). Se facciamo così, e offriamo a Dio il nostro lavoro, partecipiamo all’opera stessa redentiva di Cristo (cf. GS 67). E questo è il nostro compito e il nostro dovere: niente di più, niente di meno.

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