Fonte: Rito di apertura dell’VIII Centenario della Morte di San Francesco d’Assisi. Edito a cura del Comune di Assisi
Immagine: Maestro di san Francesco (attivo in Umbria nella seconda metà del Duecento), san Francesco tra due angeli, 1255 circa.
Oro e tempera su tavola di pino, oro e vetri su legno di pioppo. Provenienza: Santa Maria degli Angeli, cappella del Transito (?) Assisi, Santa Maria degli Angeli, Museo della Porziuncola.
L’ Icona del Maestro di san Francesco è la più antica immagine del Santo custodita alla Porziuncola. Collocata inizialmente nella Cappella
del Transito è attualmente esposta presso il Museo del Santuario. Questa tavola ha accolto le spoglie mortali del Serafico Padre ed è stata il supporto che lo ha condotto presso la città di Assisi per la prima sepoltura in attesa della costruzione della Basilica a lui dedicata. Nel 1255 c.a., il Maestro di san Francesco venne incaricato di trasformare la tavola in una preghiera visibile e, nel corso dei secoli, è divenuta una delle opere più significative nel panorama dell’arte sacra. “Qui fu il mio letto, sia da vivo che da morente”!
L’iscrizione sul libro che poggia tra le mani di san Francesco è riferibile alla sua profonda esperienza della Croce di Cristo e a questa tavola, giaciglio utilizzato più volte dal santo in vita e nel momento del suo Beato Transito. Questa reliquia/reliquiario è da considerarsi un vero
e proprio luogo di rivelazione (locus theologicus). I colori, le forme e il talento dell’artista diventano una via per rivelare qualcosa del mistero
di Dio. Ciò che di san Francesco qui viene rappresentato é l’opera dello Spirito Santo in lui, una carne trasfigurata che fa emergere l’esperienza di Dio e il compimento dell’obbedienza alla Sua volontà.
San Francesco ha raggiunto il Regno, il suo cammino terreno è concluso ed indica a noi la meta e il compimento della vita in Cristo.
“L’icona è immagine dell’uomo nel quale è realmente presente la santificante grazia dello Spirito Santo che incenerisce le passioni. Per
questo la sua carne è raffigurata sostanzialmente diversa dalla comune carne corruttibile dell’uomo. L’icona è trasmissione sobria, fondata
sull’esperienza spirituale e assolutamente priva di qualsiasi esaltazione di una realtà spirituale. Se la grazia illumina tutto l’uomo, così che tutto il suo organismo spirituale, psichico e fisico sia avvolto nella preghiera e dimori nella luce divina, allora evidentemente l’icona riproduce questo uomo, divenuto icona vivente, immagine di Dio”
Leonid Uspenskij pittore e storico dell’arte
