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Ordine Francescano Secolare Fraternità "Santa Maria Nascente" di Sabbiocello - il Signore ti dia pace
Sono I Piccoli A Riconoscere Che Questa Visita è Una Visita Del Signore, Che Non Viene A Punire, Ma A Portare La Pace. Meditazione Di Mons. Pizzaballa OFM – Domenica Delle Palme 2020
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Fonte: monastero delle Clarisse di Gerusalemme

Quando il Signore entra nella storia di una persona, lo fa sempre per portare la vita, la salvezza.

I Vangeli sono pieni di episodi che potremmo citare a questo proposito. Pensiamo a Zaccheo, per esempio, capo dei pubblicani, ricco, ma anche solo e umiliato. Gesù va a cercarlo, lo trova, lo libera, e poi il racconto evangelico parla di una grande gioia, perché “la salvezza è entrata in questa casa”. Ma pensiamo anche agli episodi ascoltati in queste ultime domeniche di Quaresima: la Samaritana, il cieco nato, Lazzaro, tutte persone segnate dalla morte, che in modi diversi ricevono la visita del Signore, e la cui vita cambia completamente.

È la storia di un’umanità dolente e ferita, che ritrova speranza, perché l’Amico è giunto.
A ben pensare, questo è lo stile di Dio da sempre.

Tutta la storia di Israele è la storia di un Dio che continuamente visita il suo popolo, in tanti modi.
E ogni volta è solo per salvare, per riaprire la strada, per riportare a casa, per ridare vita.
Pensiamo all’Esodo, ai Giudici, ai profeti…
E pensiamo alla Vergine Maria: Dio la visita attraverso l’angelo Gabriele, e lei diventa madre del Signore.
E, da subito, fa suo questo stile di Dio, per cui anche lei si mette in cammino a va a visitare sua cugina Elisabetta, e anche lì esplode l’esultanza.

Oggi, nella domenica delle palme, questo stile di Dio si estende: non raggiunge più solo una persona, come poteva essere Zaccheo, neppure solo una famiglia, come poteva essere quella di Lazzaro, e neppure solo un villaggio, che spesso tutto intero traeva beneficio dalla visita di Gesù.

Oggi la visita del Signore è per tutta una città, per tutto un popolo; a tutti il Signore vuole portare la vita.
Sempre, quando il Signore entra, le reazioni sono tante e diverse.

Pensiamo all’episodio dell’annunciazione a Maria: troviamo il turbamento, le domande, le perplessità, e infine la disponibilità e la gioia.

Anche Gerusalemme conosce le stesse reazioni: il Vangelo di oggi parla di una grande esultanza, quella di chi riconosce che Gesù, che entra così in Gerusalemme, sta venendo da parte di Dio, viene nel nome del Signore (Mt 21,9), è una visita di Dio al suo popolo. Allora grida e acclama la propria fede: “Osanna al figlio di Davide!” (Mt 21,9).

Ma parla anche di un grande turbamento (Mt 21,10), proprio come quando i Magi entrarono in Gerusalemme e chiedevano dove fosse il re dei Giudei che era nato (Mt 2,2-3).

E, infine, non mancano le domande, che sorgono di fronte a questa visita potremmo dire “ufficiale” del Re Messia al suo popolo: “Chi è Costui? Con quale autorità fa queste cose?” (Mt 21, 10.23).

Sono i piccoli a riconoscere che questa visita è una visita del Signore, che non viene a punire, ma a portare la pace.
Il suo venire sarà bensì anche un giudizio, come si vedrà immediatamente dopo il brano che stiamo leggendo, quando Gesù maledirà il fico che non porta frutti (Mt 21,18-22); ma sarà un giudizio per chi si sarà escluso dai benefici di questa visita, per chi non vorrà godere dei benefici del suo amore.

Per gli altri, questa venuta sarà come un parto, che dovrà passare per le doglie dolorose della morte, ma porterà frutti di vita.

Quest’anno, a Gerusalemme, come in tante altre parti del mondo, non vivremo la processione delle Palme, che da Betfage entra nella Città Santa.
Ancora di più, dunque, abbiamo bisogno di occhi buoni, per vedere come il Signore ci sta visitando, come ci sta salvando: non possiamo credere che Lui non lo stia facendo.

Per molti, questi giorni assomigliano ai dolori del parto, ed è grande il grido della sofferenza.
Vogliamo credere che la visita del Signore, quest’anno, arriva fin lì.

+ Pierbattista

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