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Ordine Francescano Secolare Fraternità "Santa Maria Nascente" di Sabbiocello - il Signore ti dia pace
Novena All’Immacolata – Ottavo Giorno. Clarisse Di Gerusalemme.
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fonte: monasteroclarissejerusalem.wordpress.com/blog/

In Maria si compendia tutta l’attesa del mondo.

Potrà, tuttavia, una semplice ceratura umana generare il Figlio di Dio? Sarà sufficiente tutta l’attesa del mondo per portare a compimento la profezia di Dio?

La fede di Maria non poteva arenarsi su questi interrogativi, ma doveva partecipare, nella sua attesa, all’oscurità della fede del Figlio sulla Croce. Il carattere incomparabile della fecondità di Maria deriva dall’aver deposto in maniera definitiva il suo “sì” nelle mani del Signore, così come il Figlio produrrà il mondo nuovo e la salvezza, sulla Croce, nel più totale abbandono nelle mani del Padre.

Noi generalmente pronunciamo i nostri “sì” presi da un eccesso di amore entusiastico, promettendo di appartenergli per intero, di sacrificargli tutto, di condurre verso di Lui, attraverso le nostre rinunce, quanti più uomini   e donne possibili. Nella misura in cui è autentico, il nostro impegno non manca di portare frutti, tuttavia spesso richiede una fatica che possiamo cercare di colmare con vera dedizione, ma solo la morte ci potrà portare ad una totale unità di volontà con il Signore.

Per Maria, è diverso, non perché in lei manchi l’aspetto della prova, ma perché, pronunciando il suo “sì” è già totalmente morta per se stessa e ora vive solo nel Figlio e per Lui.

Colui che Maria attende, le viene ora donato con una gioia che oltrepassa infinite volte tutte le speranze perché ha compreso quanto la sua fede grande sia feconda per Dio.

Colui che Maria dà alla luce la notte di Natale non viene solamente prelevato dal suo grembo di donna, ma è lei stessa che ne fa dono a Dio e agli uomini nella pienezza della sua verginale fecondità e nella traboccante riconoscenza di tutta la sua anima e di tutto il suo corpo.

Oggi consegniamo al Signore, per le mani di Maria, i momenti di fatica, i tratti in salita, con l’esperienza già fatta della sovrabbondante grazia che ci ha sostenuti, permettendoci di proseguire il cammino e di produrre frutti dove non vedevamo che aridità e sterilità, frutti che solo Lui vedeva e coglieva in pienezza.

Preghiamo:  

Placa, o Madre purissima,
la selvaggia tempesta dell’anima mia,
che sola ti sei mostrata sulla terra
porto di quanti navigano nei mali della vita.
Tu che hai generato la Luce,
illumina, o Pura,
gli occhi del mio cuore.
Sei stata data a noi, sulla terra,
come protezione, baluardo e vanto.
Ci sei stata data come torre e sicura salvezza,
o Fanciulla.
Per questo non temiamo più i nemici
noi che piamente ti magnifichiamo.

(San Giuseppe Studita)

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