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La Luce Splende Nelle Tenebre. Prima Riflessione Sul Tema Della Luce – Fra Georges Massinelli OFM Porziuncola
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FONTE: OFM Assisi – assisiofm.it

I Frati minori dell’Umbria, in questo periodo di Quaresima, propongono tre Riflessioni settimanali (martedì, giovedì e sabato) sul tema della liturgia della domenica precedente. Vi proponiamo la prima Riflessione di fra Georges Massinelli:

La luce splende nelle tenebre, ci dice il prologo del Vangelo di Giovanni. L’alternanza tra il giorno e la notte, la luce e la tenebra, è un’esperienza umana così basilare che percorre tutta la Bibbia. La luce è la prima cosa creata da Dio all’inizio del libro della Genesi, e “luce” è letteralmente la seconda parola pronunciata da Dio in quel racconto. La Bibbia, poi, si chiude con la visione della Gerusalemme celeste la cui luce è l’Agnello, Gesù, e dove non vi sarà più notte.

Essendo un elemento così fondamentale, la luce assume nella Bibbia tutta una serie di significati simbolici. Ad esempio, luce e tenebre vengono a significare Dio e tutte le forze del male che si oppongono a Dio. L’assenza di notte nella Gerusalemme celeste, infatti, indica la vittoria definitiva di Dio sulle potenze del male. Nel Nuovo Testamento a volte leggiamo di figli della luce e figli delle tenebre. Il Rotolo della guerra ritrovato a Qumran racconta la fine dei tempi come una battaglia tra i figli della luce, coloro che seguono Dio, e i figli delle tenebre.

Un altro uso simbolico della luce, però, è quello per parlare della conoscenza della verità. Chi ha la luce conosce la verità, ma chi sta nelle tenebre è nell’ignoranza, è cieco e non può vedere, e rischia di diventare una guida cieca. L’esempio più lampante di questa cecità che può affliggere l’uomo lo troviamo nel racconto della cosiddetta “conversione” di San Paolo, che il libro degli Atti degli Apostoli racconta tre volte, ai capitoli 9, 22, e 26.

Paolo è in viaggio verso Damasco, dove vuole fermare l’opera evangelizzatrice dei primi cristiani. All’improvviso lo avvolge una luce dal cielo. Ma lui è cieco. È cieco perché non si rende conto del male che sta operando. È cieco perché non vede la violenza delle sue mani. È cieco soprattutto perché non sa chi sia colui che lo chiama: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.

Alla fine di questo incontro con la vera luce, la cecità spirituale di Paolo si trasforma in cecità fisica. Aperti gli occhi, non vede nulla. Per tre giorni rimane cieco e si rifiuta di mangiare e di bere. Paolo riacquisterà la vista attraverso l’incontro con il cristiano Anania, il battesimo, e dunque la fede in Gesù. Gli Atti degli Apostoli ci dicono che gli caddero dagli occhi come delle squame. Paolo tornò a vedere il mondo attorno a sé, ma ancor più iniziò a vedere la verità. Non a caso, uno degli antichi nomi del battesimo era photismos, “illuminazione”.

La fede è la vera luce di Cristo, la luce di cui tutti abbiamo un tremendo bisogno. Questa luce ci farà vedere chi siamo veramente. Illuminerà la strada da percorrere. Ci permetterà di riconoscere Dio e di vedere la sua presenza nella nostra storia personale e in quella delle nostre comunità. La fede porta luce anche nei momenti che pensavamo più bui, quando ci sentivano immersi nella tenebra. La luce splende nelle tenebre.

Assisi, 24 marzo 2020.

fra Georges Massinelli ofm

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