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Cosa Fa Gesù, Come Avviene Il Riconoscimento? Quando è Possibile Riconoscerlo? Meditazione III Domenica Di Pasqua Mons. Pizzaballa OFM
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Fonte: monasteroclarissejerusalem

Nei giorni che seguono la sua risurrezione, Gesù si fa presente nella vita dei suoi discepoli, e li trova tutti più o meno incapaci di incontrarlo. I Vangeli sottolineano la loro incredulità.

Abbiamo visto, settimana scorsa, quella di Tommaso, ma è così per tutti: anche per coloro che più da vicino avevano condiviso con Gesù gli anni pubblici della sua vita, l’incontro con il Risorto non è mai scontato (Cfr Mc 16,11.13; Mt 28,17…).

Per questo Egli mette in atto con loro una sorta di “strategia” che li renda ancora capaci di riconoscerlo e, quindi, capaci di entrare di nuovo in relazione con Lui; o meglio, potremmo dire, che li renda capaci di una relazione nuova con Lui. La risurrezione si compie completamente, infatti, non solo quando Gesù esce vivo dal sepolcro, ma quando, vivo, rientra nella vita dei suoi, quando, in modo definitivo, è di nuovo il cuore della vita dei singoli credenti e delle loro comunità.

Nel brano di Vangelo dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), che ascoltiamo oggi, vediamo che Gesù ridona ai suoi uno sguardo nuovo, una nuova capacità di vedere.

Ai versetti 15-16 leggiamo infatti che Gesù si accosta a loro, mentre sono in cammino, ma che non lo riconoscono, perché i loro occhi ne sono “impediti”. Sono impediti, perché l’evangelista Luca sottolinea che il loro sguardo è triste (“Si fermarono, col volto triste” v.17), ed è triste perché il loro racconto, la loro intelligenza delle cose accadute arriva solo fino alla morte, non è capace di andare oltre. Non si aspettano più nulla, e pensano che nulla possa più accadere.

È vero – raccontano – ci sono dei segnali di qualcosa che va oltre la morte: le donne sono andate alla tomba, non hanno trovato più il corpo, hanno avuto una visione di angeli (Lc 24,22-23), ma… C’è un “ma”, che chiude ad ogni possibile proseguimento della storia.

Allora ci chiediamo: cosa fa Gesù, come avviene il riconoscimento? Quando è possibile riconoscerlo?

Gesù non fa nulla se non restituire ai due discepoli la memoria che avevano perduto, la memoria della Scrittura. È questa memoria che rende possibile rileggere gli stessi avvenimenti in una luce nuova, la luce che ristabilisce il nesso tra gli eventi e la storia della salvezza, il disegno di Dio. Non è un’operazione intellettuale, ma è qualcosa che si risveglia nel cuore, come una nebbia che pian piano svanisce, e restituisce lo spazio alla luce e al calore.

Allora accade che i discepoli si aprono, desiderano di nuovo qualcosa. Desiderano continuare ad ascoltare una storia detta così, in un modo nuovo, che loro, da soli, non sarebbero stati capaci di raccontare.

Il riconoscimento del Risorto è graduale, e non accade, in questo caso, senza che i discepoli lo desiderino, senza che lo chiedano.

Quando il misterioso viandante, infatti, mostra di voler proseguire da solo il proprio cammino e di volerli lasciare, loro intuiscono che la relazione con lui non deve finire. Ancora non l’hanno riconosciuto, ma hanno aperto il cuore all’incontro, si sono aperti a qualcos’altro che non sia la loro storia, la loro prospettiva. E insistono: “resta con noi” (Lc 24,29).

È solo quando Gesù compie un gesto per loro familiare, quello dello spezzare il pane, che finalmente i loro occhi si aprono (Lc 24,30-31).

Ci aspetteremmo che, al riconoscimento, abbia fatto seguito un incontro, un dialogo. Invece no.

Appena lo riconoscono, Gesù sparisce dalla loro vista (Lc 24,31). Potremmo dire che Gesù ha ottenuto il suo scopo, quello di donare ai suoi uno sguardo nuovo, capace di vederlo dentro la vita, dentro la storia.

Ora, dunque, la sua presenza ‘fisica’ non è più necessaria, e Lui può lasciarli.

Quando Gesù scompare, ricompare la comunità: i due di Emmaus fanno di corsa ritorno a Gerusalemme, nella comunità dei discepoli, che si ricostituisce a partire dalla comune esperienza dell’aver incontrato Colui che è davvero vivo, e che è presente nella vita dei suoi.

 

+Pierbattista

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