Immagini OFS Sabbioncello
Nella giornata di oggi abbiamo vissuto un’esperienza intensa e profondamente significativa nei luoghi natali di San Luigi Guanella, immersi tra le montagne della Valchiavenna, terre che hanno forgiato il carattere, la spiritualità e il cuore di uno dei grandi santi della carità.
Visitare questi luoghi significa entrare concretamente dentro la storia di don Luigi, comprendendo quanto la montagna, con la sua durezza e la sua essenzialità, abbia plasmato la sua visione della vita e il suo amore verso i più poveri e abbandonati. Nato a Fraciscio nel 1842, in una famiglia numerosa e profondamente cristiana, Luigi Guanella crebbe respirando valori semplici ma fortissimi: il sacrificio, il lavoro, la fiducia nella Provvidenza, l’aiuto reciproco e il senso della comunità.
Particolarmente interessante è stato il racconto di Don Adriano, che con grande passione ci ha guidati nella visita della casa natale e dei luoghi guanelliani, aiutandoci a leggere ogni dettaglio non solo come elemento storico, ma come parte viva di una cultura e di uno stile di vita che hanno educato il giovane Luigi.
La casa, molto semplice ma dignitosa, racconta infatti una montagna dove nulla veniva sprecato e tutto doveva essere funzionale alla sopravvivenza quotidiana. In quei tempi la vita era dura e le famiglie imparavano ad arrangiarsi con ciò che avevano. Anche l’abitazione era costruita secondo criteri di estrema praticità: spesso gli animali trovavano posto nei piani inferiori della casa e il loro calore veniva sfruttato attraverso aperture e fessure nel pavimento per riscaldare le stanze superiori durante i lunghi inverni. Le finestre erano studiate con piccoli sportelli e aperture che permettevano il ricambio d’aria senza disperdere completamente il calore accumulato all’interno.
Sono dettagli semplici, ma che aiutano a comprendere come la quotidianità vissuta in quelle montagne abbia educato don Guanella a guardare sempre all’essenziale, al concreto, al bene comune e alla condivisione.
Don Adriano ci ha fatto riflettere anche su un altro aspetto molto importante: la vita di montagna creava naturalmente comunità unite. In un ambiente difficile nessuno poteva pensare di vivere da solo; ci si aiutava reciprocamente, si condividevano fatiche, risorse e necessità. Un modo di vivere che ha certamente lasciato un’impronta profonda nel futuro santo della carità.
Questa riflessione è stata poi ripresa anche da p. Pedro, nostro assistente spirituale, durante l’omelia della Santa Messa celebrata nel corso della giornata. Collegandosi al Vangelo e alle letture del giorno, ha sottolineato con forza come nessuno possa salvarsi da solo e come ogni uomo abbia bisogno dell’altro. La fraternità, il sostegno reciproco e il camminare insieme non sono soltanto valori umani, ma dimensioni profondamente evangeliche.
Nel ripercorrere la vita di don Guanella è stato bello ricordare anche il suo legame con il francescanesimo. Dopo aver conosciuto Don Bosco — anch’egli terziario francescano — entrò nel Terz’Ordine Francescano nella fraternità di Mondovì, abbracciando il carisma di San Francesco d’Assisi come modello di vita evangelica, semplicità e amore verso i poveri.
La giornata è proseguita in un clima di grande fraternità anche durante il pranzo, condiviso con alcuni confratelli della Fraternità di Chiavenna, con i quali abbiamo trascorso momenti molto belli di dialogo, amicizia e condivisione, gustando insieme le delizie della cucina tipica locale.
A conclusione della giornata abbiamo avuto anche la possibilità di visitare un tipico crotto della Valchiavenna, luogo davvero affascinante e caratteristico della tradizione locale. I crotti sono antiche cavità naturali formatesi tra i massi di antiche frane, attraversate dal “sorel”, una corrente d’aria naturale a temperatura costante (7°/8 ° C. tutto l’anno) che rende questi ambienti ideali per la conservazione e la stagionatura di vini, salumi, formaggi e altri prodotti tipici. Da sempre rappresentano anche luoghi di incontro, convivialità e fraternità per le comunità della valle.
Questi luoghi continuano ancora oggi a parlare al cuore di chi li visita: montagne, sentieri, case, chiese e tradizioni raccontano la storia di un uomo che ha trasformato la semplicità della sua terra in una straordinaria opera di carità verso gli ultimi.
Per questo motivo consigliamo davvero, a chi ne ha la possibilità, di visitare questi luoghi: non soltanto per la loro bellezza naturale, ma perché aiutano a riscoprire valori autentici, umani e cristiani, oggi più che mai necessari.
Il messaggio scritto sul diario del visitatore alla casa di don Lugi Guanella:
“Con cuore semplice e grato abbiamo visitato questa casa, segno della carità vissuta da don Luigi Guanella. Come fratelli francescani portiamo con noi la gioia dell’incontro, il profumo del Vangelo e l’invito ad amare i più piccoli e poveri. Il Signore doni pace e bene a chi passa da questo luogo benedetto.”
L’ISPIRAZIONE FRANCESCANA NELLA SPIRITUALITÀ DI DON LUIGI GUANELLA – Prof. LAZARO IRIARTE o.f.m.cap.
Il Beato Luigi Guanella ebbe coscienza, positivamente nutrita, di appartenere alla famiglia francescana, dacché il 19 marzo 1877 si iscrisse al Terz’Ordine di S. Francesco nella fraternità stabilita presso la parrocchia di Trinità di Mondovì, dove svolgeva l’incarico di direttore dell’Oratorio salesiano da lui fondato; infatti fin dal 1875 faceva parte, con impegno temporaneo, della Congregazione fondata da S. Giovanni Bosco; nel 1878 fece ritorno alla sua diocesi di Como. Quell’inserimento, suggerito forse dallo stesso don Bosco, terziario francescano anche lui, non fu, come in tanti altri laici devoti, un mezzo di avvantaggiarsi delle indulgenze e altri beni spirituali concessi ai terziari, ma un nuovo stimolo di impegno cristiano e sacerdotale, avendo come guida e modello San Francesco d’Assisi, il serafico Padre, verso il quale nutriva sincera devozione, come pure si sentiva unito con speciale affetto a tutti i membri dei tre Ordini francescani.
Convinto poi che il Santo d’Assisi e la sua spiritualità è patrimonio di tutta la Chiesa, quando lui stesso si senti chiamato ad arricchire il popolo di Dio con due istituzioni, destinate a occuparsi dei più bisognosi, volle che gérmogliassero dal comune albero francescano, in concreto dall’Ordine della Penitenza. Non per caso il suo primo tentativo come fondatore, nel 1880, si svolse in un ex convento francescano
con accanto la chiesa di San Francesco. Per volontà sua, una delle cappelle del santuario del S. Cuore a Como fu dedicata a San Francesco e a Sant’Antonio . Continua a leggere!
Fonti web: Opera don Guanella – Sui passi di don Guanella
Alcune foto della giornata



