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Solennità Del “Santissimo Corpo E Sangue Di Cristo” 2020 – Omelia Di Padre Franco Valente (OFM Sabbioncello)
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Sabbioncello 13 giugno 2020.

In questa domenica celebriamo uno dei più grandi misteri della fede, quello dell’Eucaristia, ovvero il mistero del Corpo e Sangue di Cristo donati a noi come cibo e bevanda spirituali.

Dell’Eucaristia trattano le letture che abbiamo appena ascoltato.

La prima lettura parla della «manna», cioè del cibo con il quale Dio ha nutrito il popolo d’Israele nel suo cammino attraverso il deserto verso la terra promessa (Es 16,1-36; Nm 11,4-9). «[Dio] ti ha nutrito di manna – dice Mosè al popolo –, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto» (Dt 8,3). La parola stessa «manna» (in ebraico «man hu») significa una cosa sconosciuta, misteriosa, perché «man hu» è una domanda: significa «Che cos’è questo?».

La caratteristica principale della manna è che era un cibo che veniva dal cielo, cioè da Dio stesso, fornito da Dio: infatti gli israeliti lo trovavano ogni mattina sul terreno come «una cosa [farina] minuta e granulosa» (Es 16,14).

Il cammino del popolo d’Israele attraverso il deserto è stato un cammino tra mille difficoltà e pericoli, ma chi si è mantenuto fedele a Dio e si è nutrito di questo cibo misterioso che veniva (scendeva) dal cielo, cioè da Dio stesso, è giunto alla meta tanto desiderata, cioè alla terra promessa.

Anche il nostro cammino, il cammino della nostra vita, è difficoltoso; il mondo in cui viviamo è spesso come un deserto pieno di insidie e di pericoli. Ma, se ci nutriamo della vera manna, che è l’Eucaristia, il Corpo e il Sangue di Gesù, procederemo sicuri fino alla meta, cioè alla salvezza e alla vita eterna nel Regno di Dio, nella Patria Celeste, nonostante il demonio, il mondo e le nostre inclinazioni cattive continuino a ostacolarci.

Nel Vangelo, Gesù dice: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). Con questa affermazione Gesù dice apertamente che la manna che ha nutrito gli israeliti nel deserto era solo un’ombra rispetto alla realtà. Egli dice che la vera manna, il vero pane che viene dal cielo, cioè da Dio, è Lui, è Gesù, e che solo cibandoci di Lui avremo, anzi abbiamo fin d’ora la vita eterna, cioè la vita stessa di Dio in noi.

Poco dopo infatti afferma: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo [ovvero di Gesù] e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,53-55).

Gli ebrei non capiscono e non accettano queste parole, infatti dicono: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52). In effetti l’idea di «mangiare la carne» e di «bere il sangue» di una persona fa inorridire non solo qualsiasi ebreo, ma qualsiasi essere umano. Gesù non può non sapere questo, tuttavia Gesù insiste sulla necessità di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53).

Gesù parla in questo modo, non per scandalizzare o irritare, ma pensando al sacramento che istituirà nell’Ultima Cena, quando pronunzierà sul pane e sul vino le parole: «Questo è il mio corpo» e «Questo è il mio sangue», «Prendete e mangiate», «Prendete e bevete» e dirà: «Fate questo in memoria di me». Basandoci su queste parole, noi crediamo che dopo la consacrazione, dopo che il sacerdote, che impersona Gesù, ha pronunciato sul pane e sul vino le parole che Gesù ha pronunciato sul pane e sul vino nell’Ultima Cena, quel pane e quel vino non sono più pane e vino, ma sono diventati realmente il Corpo e il Sangue di Gesù, cioè sono diventati realmente Gesù, la persona di
Gesù in tutta la sua realtà umana e divina,1 pur conservando le qualità esteriori («species») del pane e del vino. Dobbiamo infatti sapere che, nel pensiero (e nel linguaggio) dei popoli semiti e della Bibbia, il corpo e il sangue stanno ad indicare tutto l’essere umano, tutta la persona.

Perciò facendo la Comunione, noi mangiamo realmente Gesù, lo introduciamo realmente in noi stessi, nel nostro intimo, ma non alla maniera che i suoi ascoltatori a Cafarnao hanno inteso: essi pensavano che avesse detto che dobbiamo mangiare la sua carne concreta.

Gesù, naturalmente, non vuole questo, ma vuole donarsi a ciascuno di noi totalmente (con il suo Corpo, con il suo Sangue, con la sua Anima e con la sua Divinità, cioè con tutta la sua realtà umana e divina). Per questo ha istituito il sacramento dell’Eucaristia. Gesù non poteva darci prova più grande del suo amore per noi che donandosi a noi sotto le sembianze di un po’ di pane e di un po’ di vino. Per questo è giusto definire l’Eucaristia il Sacramento dell’amore.

Inoltre, l’Eucaristia ci unisce anche tra di noi, ci rende una cosa sola anche tra di noi. Questo aspetto è messo in luce dalla seconda lettura di oggi, quando san Paolo afferma: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1Cor 10,17). Se io sono unito a Gesù e anche tu lo sei, ne consegue che, nel Signore, siamo uniti tra di noi, siamo una sola cosa.

Quanto è triste, allora, vedere tanti cristiani che tra di loro non si sopportano e parlano male l’uno dell’altro! In questo modo, nella pratica, rinnegano la loro fede. In questa solennità siamo chiamati a fare un serio esame di coscienza su quella che è la nostra carità. Se amiamo l’Eucaristia, che è il Corpo e il Sangue di Gesù, che è Gesù, non possiamo non amare i nostri fratelli, con i quali formiamo il Corpo mistico di Gesù. Ogni volta che riceviamo Gesù e ogni volta che ci avviciniamo a Lui, presente nel Tabernacolo, noi ci rendiamo vicini a tutti fratelli, in modo particolare a quelli più cari al nostro cuore.

In conclusione, che cosa è l’Eucaristia? È il sacramento che ci unisce a Gesù e, tramite Gesù, a tutti i nostri fratelli nella fede; che fa di ciascuno di noi una sola cosa con Gesù e con gli altri. È il sacramento dell’amore!

1 – Il Magistero infallibile della Chiesa ci dice che queste parole di Gesù sono da prendersi alla lettera, non in senso metaforico, e che quindi dobbiamo credere fermamente che Gesù è presente in tutta la sua realtà divina ed umana sotto le apparenze del pane e del vino, in virtù dell’onnipotenza di Dio, che opera la reale trasformazione della sostanza 

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo / A (14/6/2020) (Sabbioncello di Merate, 13/6/2020 ore 18:30)
(Deuteronomio 8,2-3.14b-16a; dal Salmo 147; Prima Corinzi 10,10-17; Vangelo di Giovanni 6,51-58)

 

Sabbioncello 13 giugno 2020.

Padre Franco Valente – OFM Sabbioncello

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