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Ordine Francescano Secolare Fraternità "Santa Maria Nascente" di Sabbiocello - il Signore ti dia pace
Omelia XXIII Domenica TO – Padre Franco Valente OFM Sabbioncello
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Sabbioncello 6 settembre 2020.

Il tema centrale delle letture di questa domenica è la carità fraterna (l’amore per il prossimo). San Paolo, nella seconda lettura, dice chiaramente: «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge» (Rm 13,8). E poi spiega che tutti i comandamenti del Decalogo che riguardano il nostro rapporto con gli altri, con le altre persone, come non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare, e «qualsiasi altro comandamento» che riguarda il nostro rapporto con il prossimo, «si ricapitola in questa parola: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”» (Rm 13,9).

Da ciò si capisce che ogni peccato, ogni trasgressione dei comandamenti di Dio è una mancanza di amore: verso Dio e verso il prossimo (in effetti i due amori sono inseparabili). Questo vale anche per i comandamenti della purezza, ovvero il sesto e nono, in quanto, se si ama veramente il prossimo, si desidera vivamente il suo bene spirituale (la sua piena realizzazione) e lo si rispetta anche nel più piccolo pensiero. San Paolo conclude questa breve lettura affermando che «pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10).

Per questo motivo sant’Agostino affermava: «Ama e fa’ quello che vuoi», nel senso che per chi ama veramente Dio e il prossimo è una cosa naturale osservare i comandamenti di Dio, per lui non può essere diversamente; al contrario, quando prevale in noi l’egoismo, cioè l’amore falso per se stessi, allora è naturale, inevitabile che desideriamo e facciamo ciò che è contrario alla volontà di Dio.

Le altre due letture di oggi ci indicano due forme di carità fraterna ai giorni d’oggi poco praticate. La prima è la «correzione fraterna», la seconda è la «preghiera».

La correzione fraterna è forse la forma di carità più difficile da praticare. Nella prima lettura, Dio dice al profeta Ezechiele che se egli non richiama il peccatore, «se egli non parla perché il malvagio desista dalla sua condotta», questi morirà nei suoi peccati, ma il profeta dovrà rendere conto a Dio della sua rovina (perdizione); se invece egli lo mette in guardia, e costui non lo ascolta, egli non sarà responsabile della sua rovina.

Sant’Agostino commenta così questo testo di Ezechiele: «Le parole rivolte al profeta fanno tremare soprattutto noi, i capi che il Signore ha destinato a parlare al suo popolo… Se taccio, mi vedo esposto non dico a un grande rischio, ma a una rovina senza rimedio». Ma non dobbiamo credere che tale dovere riguardi unicamente i pastori della Chiesa, poiché, pur nella differenza dei compiti, ogni cristiano, ogni membro della Chiesa è responsabile della sorte dei suoi fratelli di fede.

Infatti nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù si rivolge ai suoi discepoli, cioè a tutti i cristiani, e non solo ai dodici apostoli, quando dice: «Se un tuo fratello commetterà una colpa (1) va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato un fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone […]. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità…». In altre parole, dobbiamo fare di tutto per riportare sulla strada giusta il fratello che sbaglia, che sbanda.

Queste parole devono farci riflettere seriamente. Quante volte noi, per non avere fastidi, non diciamo niente ai nostri fratelli che sbagliano e vivono lontani da Dio! Tuttavia questo silenzio è contrario alla volontà di Dio: come dice il profeta Ezechiele, ci rende responsabili della rovina del fratello. Dobbiamo parlare (non sparlare!). Ma la nostra parola sarà accolta solo se sarà veramente la parola di un fratello interessato al bene di un fratello. Diversamente le nostre parole allontaneranno ancora di più le anime da Dio.

Dove non possono le parole, può la preghiera. È la seconda forma di carità indicataci dal Vangelo di oggi. L’efficacia della preghiera, e soprattutto della preghiera in comune, è messa in luce da queste parole di Gesù: «In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,19). Un sacerdote, che poi divenne vescovo di Praga e cardinale, mons. Josef Beran, raccontava che quando egli doveva richiamare qualche fratello che sbagliava, lo faceva con parole umili e piene di carità. Lo richiamava alcune volte; poi, quando si accorgeva che le sue parole cadevano nel vuoto, egli non diceva più nulla e si limitava a pregare e a offrire sacrifici. Gli effetti desiderati non si facevano attendere molto: alla fine egli riusciva sempre a ottenere la sospirata conversione.

E allora chiediamo a Dio Padre, che «ascolta ed esaudisce quanti si accordano per chiedergli qualunque cosa nel nome del suo Figlio» e nostro Signore Gesù Cristo, di «renderci sensibili alla sorte di ogni nostro fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la Legge» (Colletta).

Così sia!

 

XXIII Domenica del Tempo Ordinario / A (6/9/2020) (Sabbioncello di Merate, 6/9/2020)
(Ezechiele 33,1.7-9; dal Salmo 94/95; Romani 13,8-10; Vangelo di Matteo 18,15-20)

1 – La precisazione «contro di te», aggiunta da numerosi manoscritti, interpreta il passo in un senso individuale, probabilmente a torto.

Padre Franco Valente – OFM Sabbioncello

 

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