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“Le Ammonizioni” Di San Francesco D’Assisi. Commento Di Padre Pietro Maranesi OFM Capp. – A Cura Di Silvia Rellieri OFS Sabbioncello
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“LE AMMONIZIONI” di FRANCESCO D’ASSISI

INCONTRO OFS LOMBARDIA – BERGAMO 16/02/2020.

 

Frate Pietro Maranesi ha spiegato con la sua solita verve spiazzante alcune delle Ammonizioni di Francesco, che costituivano appunti preliminari per ammonire i suoi frati durante il capitolo annuale di Pentecoste.

Francesco non è un teorico, ma un uomo pratico e le Ammonizioni nascono dal suo vissuto personale, frutto di un duplice ascolto: quello della Parola di Dio e dei propri sentimenti di misericordia e di odio, specchio della propria dinamica esistenziale. Si tratta di un ascolto di sé, che comporta grande onestà e fatica, è un portare alla luce i sentimenti che non si sa di avere nel cuore, facendo un’ermeneutica tra ciò che dico di essere e ciò che realmente sono, perché non occorre salvare il mondo intero, ma, anzitutto, la mia anima.

Il frate cappuccino ci ha incoraggiato a conoscere la vera identità di noi stessi, invitandoci a domandarci: « Io chi sono? » proprio perché le mie opere buone devono corrispondere alla mia identità. Francesco parte da se stesso, domandandosi se le sue grandi opere (la fondazione di un nuovo ordine assai numeroso) siano in continuazione con il suo essere frate minore, evitando, però, il pericolo del formalismo e del moralismo, perché l’osservanza formale della legge non basta per darmi la verità della vita così come scrive l’evangelista Giovanni: « La verità vi farà liberi ».

Alla luce della prima Ammonizione padre Pietro ci ha condotto per mano alla scoperta di quale uomo siamo e vogliamo diventare, avendo come modello l’eucaristia, che, ogni giorno ci ricorda il progetto di uomo perfettamente realizzato da Cristo, che si è donato totalmente per amore.

La seconda Ammonizione sottolinea, invece, l’anti-progetto realizzato da Adamo con il peccato: « Mangia dell’albero del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni del Signore…» è l’uomo auto-centrato. Per Francesco è, infatti, peccatore chi si appropria della sua volontà e si autoafferma con conseguente pena ed affanno. Occorre diventare uomini liberi e leggeri, senza nulla di proprio, chiedendosi ogni giorno: « Sono nel progetto di Dio o nel mio anti-progetto? ».

La tredicesima Ammonizione permette a ciascuno di domandarsi che modello si sta seguendo, quando accade che gli altri si mettano contro di me, perché sarà allora che incontro la verità su me stesso e questo è un tempo prezioso, un tempo sacro in cui occorre pazienza e umiltà.

Il rischio è quello di seguire lo spirito della carne e di una religiosità che appaia al di fuori agli uomini [Regola non bollata, cap.17]. Qui, Francesco, figlio di un commerciante, usa un linguaggio mercantile, come se si trattasse di un mercante che mette in mostra la sua merce, perché venga comprata. Ma questo spirito della carne genera la superbia e l’invidia, due sorelle disperate e in conflitto tra loro, che occorre verificare, se abitano nel nostro cuore (Ammonizioni n.5 e n.8) al posto dello spirito di Dio con i sentimenti di lealtà, modestia, autenticità ed umiltà.

Come vivere queste virtù? Servendo i fratelli come Gesù fece nella lavanda dei piedi. Bisogna gloriarsi di lavare i piedi ai fratelli; ma come essere sicuri di gloriarsi nel servizio? Se mi turbo, quando mi viene tolta la carica si tratta, allora, di un tesoro fraudolento.

C’è anche il rischio dell’obesità spirituale di chi compie molte preghiere ed astinenze corporali: « Ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, scandalizzati, tosto si irritano ». Costoro non sono poveri in spirito. Occorre, allora, uno sguardo sull’altro che sia libero e misericordioso. Questo sguardo è quello di Dio.

Bergamo, 16.02.2020

A cura di Silvia Rellieri

Delegato alla Formazione OFS Sabbioncello

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