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La Chiesa è Questo Spazio D’amore, Dove Circola La Vita Del Padre, Che Vive Nel Cristo, Che Vive In Noi. VI Domenica Di Pasqua 2020 Padre Pizzaballa OFM
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Fonte: monastero clarisse jerusalem

Se mi amate” (Gv 14,15).

Con questa affermazione si apre il brano di Vangelo di questa sesta domenica di Pasqua (14,15-21).

Tutto il resto del brano sembra dipendere da questa proposizione ipotetica iniziale, tutto dipende da qui, dal nostro amare o meno il Signore Gesù.

Amarlo è la premessa fondamentale, la porta che apre a tutte le conseguenze che i versetti successivi descrivono.

La prima è che se lo amiamo osserviamo i suoi comandamenti.

Il che significa che quell’obbedienza alla Legge, che era impossibile all’uomo segnato dal peccato, è ora di nuovo possibile all’uomo redento, a colui che vive nell’amore. L’uomo, da solo, con le proprie forze, è incapace di obbedire: tutta la storia di Israele sta lì a dimostrarlo, perché il peccato va a corrodere la fiducia, e quindi la relazione. L’uomo segnato dal peccato chiede un segno, mette alla prova il Signore, e obbedisce alla fine alle proprie paure, alla propria volontà di salvarsi da solo. Per chi ama, la vita è un’altra cosa, e segno che si è nell’amore è proprio l’obbedienza, cioè il fidarsi della parola di un altro, seguirla.

La seconda è che se lo amiamo, Gesù pregherà il Padre, e il Padre ci darà un altro Paraclito, che rimane con noi per sempre (Gv 14,16). “Paraclito” è un termine giuridico, e fa riferimento a quella figura che, nei processi, si metteva accanto all’imputato, e portava avanti la sua difesa, contro tutti. Per chi ama il Signore, dunque, non c’è più nessuna condanna, di nessun tipo. L’accusatore, infatti, secondo Giovanni, è il demonio, colui che mette al centro il nostro peccato, colui che ci tratta da peccatori, da insolventi. Il Paraclito invece ci ricorda ciò che ci fa vivere, ci ricorda Colui che per i nostri peccati ha attraversato la morte, Colui che è morto per perdonarci.

Non siamo più solo dei peccatori; e non siamo più nemmeno orfani (Gv 14,18). E questa è la terza conseguenza che viene donata a chi ama il Signore Gesù. Siamo persone da cui il Signore continuamente torna, e torna in modo nuovo, offrendoci la sua stessa vita, la sua stessa relazione con il Padre.

Questa relazione tra Gesù e il Padre rimane invisibile per chi non crede e per chi non ama: Gesù dice infatti che la sua Pasqua aprirà un tempo nuovo, in cui il mondo non lo vedrà più (Gv 14,19). I credenti, invece, lo vedranno in modo nuovo, lo conosceranno in modo nuovo, conosceranno che il Padre è in Gesù e Gesù nel Padre.

Questo accadrà perché i discepoli condivideranno quella stessa vita in cui uno vive nell’altro, perché chi ama partecipa a questa relazione, che è una relazione d’amore.

Gesù lo esplicita al versetto 20: “In quel giorno voi riconoscerete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”: non si tratta più solo di sapere che Gesù vive nel Padre e il Padre in Gesù. C’è qualcosa di nuovo, qualcosa di grande: e voi in me e io in voi”.

Cioè, quella stessa vita che il Padre e il Figlio condividono nell’unico Spirito ora è donata ai credenti, ed essi vivono di quella stessa vita, hanno questa vita dentro di sé.

Se mi amate”, diceva Gesù all’inizio del brano.

Se si vive nell’amore, questo è l’orizzonte che ci si apre davanti, un orizzonte di Vita vera, capace di generare relazioni nuove.

La Chiesa è questo spazio d’amore, dove circola la Vita del Padre, che vive nel Cristo, che vive in noi.

+Pierbattista

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