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Convento Del Sacro Speco Di Narni – “L’acqua Trasformata In Vino”
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Fonte: sanfrancescopatronoditalia.it

La nobile città di Narni compare molte volte nelle biografie e nei racconti delle origine francescane: passandovi nel corso delle sue continue peregrinazioni, il Santo vi compì infatti numerosi miracoli, vi liberò indemoniati, predicò e convertì molte persone.

Durante queste sue frequenti visite Francesco fondò, in una località ancor oggi appartata e silenziosa sulle pendici del monte san Pancrazio, il piccolo convento del Sacro Speco, in cui in seguito sostò più volte. Senza avere la fama dei vicini santuari reatini, o la solennità di quelli della sacra Assisi, il convento di Sant’Urbano resta comunque uno dei più silenziosi e mistici ritiri che l’Ordine francescano possegga oggi in Italia.

Attorno a un piccolo e silenzioso chiostro si articolano infatti rustici edifici e la semplice chiesetta che ispirano un senso di vera povertà francescana, quel senso che gli diede soprattutto san Bernardino da Siena, il restauratore dell’Osservanza, che ristrutturò profondamente il convento originario.

Il desiderio di un continuo “ritorno alle origini” è del resto fortemente sentito dalla piccola comunità che vi risiede e che cerca di ripristinarvi, per quanto possibile, uno stile di vita quanto più vicino a quello delle prime comunità. Si può allora salire nel bosco fino al luogo in cui si trova un’impressionante spaccatura nella roccia, seguendo un percorso disseminato di inviti alla riflessione. Qui, secondo la tradizione, il Santo si ritirava in meditazione e penitenza (Tommaso da Celano racconta che, una volta che vi restò malato, mutò anche l’acqua in vino).

Rispetto al santuario della Verna (vedi), che in un certo senso ricorda, per la presenza della “roccia spaccata”, lo Speco di Sant’Urbano possiede quella tranquillità e quel mistico silenzio che gli derivano dal fatto di sorgere in posizione appartata e di essere completamente al di fuori delle grandi direttrici turistiche.

La semplicità del convento lascia inoltre ben poco spazio alla presenza di opere d’arte: la chiesa, praticamente essenziale, l’oratorio di San Bernardino e il chiostro conservano tracce di affreschi trecenteschi e sono esempi quasi intatti di come dovessero essere gli eremi francescani all’epoca dell’Osservanza.

Lo Speco può quindi essere considerato come un prototipo, un modello di serafica serenità che, pur nella sua scarna storia, trasmette le sensazioni primarie della spiritualità di Francesco: silenzio, semplicità, povertà, legame con la natura.

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